Google sotto indagine UE: perché gli editori hanno perso traffico (e perché non è colpa loro)
La verità dietro i crolli di Google News, Discover e Ricerca dopo gli update 2025.
Negli ultimi mesi, centinaia di editori europei — e in modo particolare italiani — hanno vissuto un’esperienza fin troppo simile:
un crollo improvviso e drammatico del traffico proveniente da Google News, Google Discover e talvolta anche dalla Ricerca tradizionale.
Per molti, parliamo di un -70%, -90%, fino al totale azzeramento della fonte principale di visite.
Il tutto in corrispondenza di due update chiave di Google:
June 2025 Core Update (30 giugno 2025)
August 2025 Spam Update (26 agosto 2025)
Nei giorni successivi agli aggiornamenti, abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da editori di ogni dimensione. Molti non sapevano cosa fosse successo. Altri, non avendo spiegazioni, hanno iniziato a sospettare che la causa potesse essere… la pubblicità!
Oggi possiamo dirlo con certezza:
📌 Non era colpa degli editori.
Non era colpa dei codici pubblicitari.
E non era colpa di Webmaster360 né della pubblicità erogata tramite eADV.
Era una decisione algoritmica di Google.
E adesso l’Unione Europea è intervenuta ufficialmente.
🇪🇺 La Commissione EU accusa Google: “Sta degradando i contenuti degli editori”
Il 13 novembre 2025 la Commissione Europea ha pubblicato un comunicato bomba:
Google è sotto indagine formale per una potenziale violazione del Digital Markets Act (DMA).
Secondo l’UE, Google:
“sta degradando i media di notizie e i siti web e i contenuti degli editori nei risultati di ricerca quando tali siti web includono contenuti di partner commerciali.”
(Fonte: Commissione Europea, IP_25_2675)
Non si parla di blogger improvvisati o spammer.
Si parla di editori.
La Commissione sottolinea inoltre:
“Questa politica sembra avere un impatto diretto su un modo comune e legittimo per gli editori di monetizzare i loro siti.”
E ancora:
“La Commissione sta esaminando se le retrocessioni di Google possano incidere sulla libertà degli editori di condurre affari legittimi, innovare e cooperare con fornitori di contenuti di terze parti.”
Queste frasi, da sole, descrivono esattamente ciò che migliaia di editori stanno vivendo da mesi.
🧩 Le tre cause che avevamo previsto (e che ora trovano conferma)
Da giugno 2025 abbiamo osservato uno schema ricorrente.
Prima ancora di qualunque comunicazione ufficiale, avevamo individuato tre possibili cause del tracollo:
1) Off-topic e “abuso di reputazione”: la Site Reputation Abuse Policy
Molti siti locali pubblicano anche contenuti nazionali (es. Lotto, Superenalotto, Bonus, Tecnologia).
Per Google, questo rientra nella categoria “site reputation abuse”.
2) Articoli sponsorizzati e contenuti commerciali
Google da tempo pretende il tag rel="sponsored".
Ma il mercato — ce lo dicono gli editori — non accetta articoli così etichettati.
La monetizzazione sponsorizzata è quindi diventata un bersaglio.
La Commissione UE conferma che questo è un punto critico.
3) Contenuti generati o riscritti con IA
Una parte dei contenuti rapidi, evergreen o di servizio viene spesso assistita da strumenti IA.
Per Google, questo aumenta ulteriormente il rischio di “manipolazione”.
Ebbene…
due su tre di queste ipotesi sono compatibili con quanto l’UE ha denunciato.
🏛️ L’accusa formale dell’UE: “Google viola l’obbligo di trattare gli editori in modo equo”
La Commissione afferma che Google potrebbe non rispettare l’articolo 6 del DMA, che impone:
condizioni eque
ragionevoli
non discriminatorie
per l’accesso degli editori a Google Search.
Il passaggio più forte:
“Siamo preoccupati che le politiche di Google non consentano agli editori di essere trattati in modo equo, ragionevole e non discriminatorio nei risultati di ricerca.”
— Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva
E ancora:
“La nostra indagine mira a proteggere i finanziamenti degli editori, la loro libertà d’impresa e, in ultima analisi, il pluralismo dei media e la nostra democrazia.”
— Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva
Mai un linguaggio così esplicito era stato usato dall’UE riguardo agli algoritmi di Google.
🛡️ La risposta di Google: “La nostra policy è essenziale”
Poche ore dopo, Google ha pubblicato un comunicato difensivo.
Ci sono alcune frasi chiave:
Google definisce l’indagine UE “misguided” e “senza merito”.
“L’indagine annunciata oggi è misguided e senza merito.”
Difende a spada tratta la sua Anti-Spam Policy (Site Reputation Abuse)
“La nostra anti-spam policy è essenziale per proteggere gli utenti da contenuti ingannevoli e pay-for-play.”
Accusa l’UE di danneggiare la qualità di Search
“Questa indagine rischia di degradare la qualità di Google Search e di interferire con il modo in cui classifichiamo i contenuti.”
Dipinge gli editori colpiti come potenziali vittime di “parasite SEO”
Google porta esempi estremi: truffatori, payday loans, spam ingannevole.
Ma la verità è che questa stessa policy è quella che ha colpito siti editoriali legittimi.
Ed è proprio questa generalizzazione che l’UE contesta.
📉 E allora il crollo del traffico degli editori? Ora abbiamo la risposta.
Per mesi abbiamo visto:
Siti di news locali sparire da Discover.
Testate nazionali degradate nelle Top Stories.
Siti autorevoli retrocedere improvvisamente su query evergreen.
News completamente ignorate dagli algoritmi.
Ora sappiamo perché:
👉 Google ha attivato una policy anti-spam estremamente aggressiva
👉 che non distingue tra spammer e editori veri
👉 e colpisce i contenuti che includono partner commerciali
👉 o che non sono perfettamente nativi
La Commissione UE lo ha detto chiaramente:
“Google sta retrocedendo gli editori nei risultati quando includono contenuti di partner commerciali.”
È esattamente ciò che abbiamo osservato negli ultimi mesi.
E ora è ufficiale.
🔮 Cosa succederà nei prossimi mesi?
L’indagine UE durerà massimo 12 mesi.
Le possibili conseguenze per Google sono enormi:
multe fino al 10% del fatturato mondiale (o 20% in caso di recidiva)
obbligo di cambiare la policy
obbligo di ripristinare condizioni eque
interventi specifici su News e Discover
correzioni immediate se la discriminazione è riconosciuta
È molto probabile che nei prossimi mesi vedremo:
un alleggerimento della Site Reputation Abuse Policy
un ripristino parziale del traffico degli editori
una distinzione più chiara tra contenuti legittimi e spam
una maggiore tutela del pluralismo informativo
Il messaggio politico è chiaro:
Google non può degradare gli editori a causa di una policy algoritmica non trasparente.
🤝 Gli editori non sono soli — e ora abbiamo le prove
Per mesi, molti editori si sono sentiti soli, impotenti, e talvolta in colpa.
Oggi possiamo affermarlo ufficialmente:
Il crollo non era colpa degli editori.
Non era colpa dei contenuti giornalistici.
Non era colpa della pubblicità.
Era una scelta algoritmica di Google.
Una scelta che ora è al centro di un’indagine formale della Commissione Europea.
Questa è una svolta storica.
Da oggi, gli editori hanno una voce in più: quella dell’Unione Europea.
E noi — come Webmaster360 ed eADV — continueremo a monitorare la situazione ogni giorno, a informarvi e a supportarvi.
Perché il pluralismo dell’informazione non è solo un diritto.
È la base della democrazia.
E non può essere deciso da un singolo algoritmo.